Circus Theater Roncalli

sul tetto d’Europa

All for Art, Art for All

Questo il titolo della nuova produzione 2023 del Circus Theater Roncalli fondato e diretto da Bernhard Paul. Un programma che non ha punti deboli ma solo numeri d’eccezione, applauditi al Festival di Monte-Carlo come al Cirque du Soleil, e che pone il complesso tedesco in cima alla graduatoria dei migliori circhi d’Europa. Svettano su tutti la poesia del mimo e clown italiano Carillon, all’anagrafe Paolo Casanova, la forza e l’eleganza della superba verticalista russa Maria Sarach, e la comicità esplosiva e incontenibile di un irrefrenabile Anatoli Akerman. Un grande successo il debutto a Monaco di Baviera a dispetto di una collocazione dello chapiteau periferica e infelice. 

Il Circus Theater Roncalli

MONACO DI BAVIERA – Gli Hermanos Acero, vale a dire i fratelli colombiani Charly e Alexander Wuilder, 26 e 27 anni, che chiudono lo spettacolo di questa stagione del Circus Theater Roncalli con un mano a mano di spettacolare forza ed eleganza che fa venire giù dagli applausi il rutilante chapiteau tedesco, non sfigurerebbero sul gradino più alto del podio di Monte-Carlo. E così pure gli scatenati Lemon Brothers, dalla Russia con furore, con un’arditissima bascula coreana da far venire i brividi (anche per via di qualche scivolata) al pari degli orribili vestitini giallo acido che indossano con sana incoscienza.

Questo per dire che il nuovo spettacolo del leggendario Bernhard Paul, che si intitola “All for Art, Art for All”, e che vuol essere un omaggio ai grandi pittori della storia (ma è solo un pretesto, presto dimenticato), si conferma, con quattordici numeri di alto e altissimo livello, come il miglior circo d’Europa in questo momento. A cominciare dalla comicità, tema che al grande Bernhard, per molti anni in pista nelle vesti del bizzarro clown Zippo, sta particolarmente a cuore. Non a caso inonda di risate anche l’acrobazia, come nello splendido numero del russo Konstantin Muraiev alla ruota comica, e si permette di schierare la bellezza di quattro clowns quattro, molto diversi tra loro ma tutti di stoffa eccellente, lusso alquanto raro: il poetico mimo e clown Carillon, all’anagrafe l’italiano Paolo Casanova, con le sue macchine fatate e i suoi sogni di bolle di sapone, accompagnato dalla voce della cantante Noemi Nox, che si è rivelata anche come acrobata al cerchio aereo; l’esplosivo e incontenibile Anatoli Akerman, artista russo già star del Cirque du Soleil, con una clownerie molto personale che sfugge a ogni classificazione come a ogni controllo; il simpatico spagnolo Johnny Rico, metà clown e metà giocoliere; e l’impalpabile catalano Gensi, impeccabile padrone di casa, che nelle vesti del clown bianco è da diciott’anni l’immagine del Roncalli.

Non c’è un numero debole nel programma. La splendida verticalista e contorsionista russa Maria Sarach, applaudita tre anni fa al Festival di Montecarlo, stupisce per l’invenzione, l’innovazione e l’estrema difficoltà tecnica che risolve con assoluta nonchalance. Così come le cinghie aeree del Duo Turkeev (l’ucraina Julia Galenchyk e l’uzbeko Dmytro Turkeiev)  emozionano per il loro volo d’amore poetico e romantico, e incantano gli arditi equilibrismi dei tedeschi Vanessa e Sven sopra un pianoforte con la donna nelle vesti del porteur (fatto abbastanza raro) e il pianista che suona davvero. Completano il programma l’ottimo giocoliere Daniel Lysenko (dieci cerchi), i trasformisti del Duo Minasov (Elena e Victor), e la bellissima Lili Paul, figlia venticinquenne di Bernhard Paul ed Eliana Larible (sorella del grande clown David), che oltre ad essere attrice e modella si rivela anche come un’abile verticalista e contorsionista con un numero di grande effetto (pur con qualche incertezza) su di un tavolo da biliardo. Ottima l’orchestra, infine, guidata da Georg Pommer. La regia è invece di Patrick Philadelphia, alle cui cure è affidata anche la prossima impresa del Roncalli a New York (a partire dal 9 novembre) per una coproduzione con il Big Apple Circus.

Tutto bene, dunque? Non del tutto. A sorpresa appare qualche crepa nel collaudato meccanismo del grande complesso che si appresta a festeggiare in grande stile i suoi primi cinquant’anni (2026). A cominciare dal postaccio dove quest’anno hanno confinato il circo, una periferia poco gradevole, lontana dal centro, nei pressi dell’Ostbahnof, che ha provocato un duro discorso di Bernhard Paul in pista, la sera del debutto monegasco. Ma questa, appunto, non è colpa sua. E’ che il tempo passa, e lo chapiteau, bellissimo, invecchia, qua è là la vernice è scrostata e appare la ruggine, il tappeto che copre la pista è sdrucito, un gradino della scala che porta in tribuna è crollato, altri traballano. La disorganizzazione della sera del debutto ha provocato una lunga coda davanti all’ufficio per il ritiro degli accrediti, scatenando mugugni e vibrate proteste sotto la pioggia. Inoltre la bancarella dei gadget (molti e bellissimi) per motivi misteriosi apre solo all’intervallo e accetta solo contanti. Non bastasse, la splendida caravan-ristorante d’epoca, dove si poteva pranzare e cenare (benissimo) prima e dopo gli spettacoli, quand’era guidata da quel folletto di Francesco Folli, adesso propone, come massimo, imbarazzanti paninetti dall’aspetto (e dal gusto) tristissimo.

Dettagli, per carità. La qualità superba dello spettacolo ripaga ampiamente di ogni piccolo disagio. In fondo, nessuno è perfetto. Nemmeno in Germania. E comunque, che tristezza e che invidia al pensiero che bisogna andare fino in Germania (ma vale anche per la Svizzera o la Francia) per vedere spettacoli di pregio che in Italia ormai da anni non si vedono più.

                   

LA PAGELLA

«All for Art, Art for All», Circus Theater Roncalli 2023. Voto: 8,5

www.roncalli.de

 

 

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