Il crollo del federalismo

Incapacità pandemica

Ci eravamo tutti illusi. Ognun per sé e dio per tutti. Tra le tante cose messe a dura prova, e alcune spezzate per sempre dalla pandemia, il federalismo mostra tutta la sua tragica inconsistenza nel tracollo della sanità regionale.

Da destra a sinistra, in varie gradazioni e con varie sfumature più o meno (molto meno e poco più) per anni era sembrata l’unica via a problemi della farraginosa, imbelle, inetta nazione italica. Separiamoci, grazie, addio.

Il vessillo garrente, furbescamente, la sanità. Lo stato centrale si libera di un fardello famelico di soldi, gonfiato in decenni di democristiana pentapartitica clientelare assistenza agli amici; le regioni si arrangiano come possono: alcune continuando la tradizione allo spreco, altre rapacemente privatizzando la salute. Tutti con gli amici in prima fila.

La catastrofe disorganizzativa della pandemia (la sua gestione prima, i vaccini adesso, dopo chissà) ha mostrato come tutta la macchina della salvaguardia della salute dei cittadini si basi esclusivamente sul duro lavoro, la feroce determinazione, il sacrificio indefettibile dei lavoratori (medici, infermieri, impiegati, operai; quasi tutti). La pazienza cosciente dei cittadini (per niente tutti). E basta.

In cima alla piramide, sotto il vertice fatto di governatori al limite dell’avanspettacolo, sempre protervamente innocenti, sempre pronti al siparietto tragicomico elegiaco invettivo apodittico, c’è solo l’incapacità di pensare, programmare, decidere. Alla fine, per gestire la paludosa inettitudine: torna lo stato centrale.

Come i sovietici: qualunque sacrificio per la rivoluzione; così i federalisti hanno turlupinato i cittadini con una chimera. Usata principalmente per ingrassare le proprie clientele, così come leninisti stalinisti e successori hanno fatto con le loro cosche totalitarie per un settantennio apocalittico.

Il controllo della pandemia si è schiantato fin da subito; la campagna dei vaccini è cominciata alla grande per arenarsi immediatamente (e per fortuna le forniture inadempiute hanno dato la scusa buona per crogiolarsi nel «non è mica colpa mia!»).

Era il banco di prova della sanità regionalizzata. La prova ha dimostrato senza ombra di dubbio che le regioni italiane non sono in grado di gestire autonomamente la salute dei loro cittadini. Ognuno degli amministratori ha un’idea, un programma, una certezza: tutte diverse, tutte pirotecniche (moltissime a favore degli amici). Nessuna funziona.

Non vale dire: ma anche gli altri sono messi male. Non siamo in seconda media.

Sicuramente le forze in campo sono potentissime: non solo le avide clientele, ma anche la cecità ideologica, la potenza propagandistica, la  protervia amorale dei satrapi del federalismo, riusciranno a nascondere il fallimento, impedire ogni cambiamento, a zittire ogni critica.

Ma magari i cittadini, la prossima volta che vanno a votare, si ricorderanno qualcosa. Oppure no.

Il crollo del federalismo