Buongiorno sono il Covid

Incontri ravvicinati

Dialogo immaginario (ma mica poi tanto) tra uno scettico e un virus. Dalla vendetta cinese al complotto internazionale alla punizione inflitta da un qualche dio minore. E fino al fanatismo islamico, passando attraverso l’estate che non lo ha ucciso, l’influenza che è sorella del Covid, e l’essere miracolosamente resuscitato dopo essere stato dichiarato clinicamente morto. Il disprezzo (presunto) per gli anziani, e l’occhio di riguardo (anch’esso presunto) verso le popolazioni africane. Décryptage di un pensiero difficile.

«Buongiorno, sono il Covid.»
‒ Chi?
«Il Covid 19. Mi chiamano anche coronavirus. Mai sentito parlare di me?»
‒ Per avere sentito, ho sentito. Ma non le darò il buongiorno. Lei non mi è affatto simpatico, e io saluto solo quelli che mi sono simpatici.
«Anche oggi di pessimo umore, eh?”
‒ Lei che ne sa?
«Io so tutto. Quasi tutto.»
‒ Venga al dunque, cosa vuole?
«Nulla.»
‒ E allora perché è venuto qui?
«Per lavoro.»
‒ Quale lavoro? Io non ho bisogno di alcun lavoro, non ho chiamato nessuno, né falegnami né idraulici. E neanche elettricisti
«Faccio il mio lavoro, non c’è bisogno che mi chiamino.»
‒ Che lavoro fa?
«Il virus.»
‒ E che lavoro è?
«Vado in giro e infetto la gente. Più ne contagio più il lavoro viene bene, e io sono contento.»
‒ Che lavoro del cavolo! Proprio bravo, complimenti.
«E lei che fa tanto il gradasso, scusi, che lavoro fa?.»
‒ Sono affari miei.
«Vedo che l’umore non è migliorato.»
‒ Per forza, mi sta facendo girare le scatole.
«Distenda i nervi, vedrà che passerà tutto.»
‒ Andrà tutto bene?
«Nemmeno per sogno.»
‒ L’hanno mandata i cinesi?
«Non mi manda nessuno.»
‒ È una punizione di Dio?
«Non conosco questo signore.»
‒ E allora?
«Gliel’ho detto, non mi ha mandato nessuno, io mi mando da solo. Decido io dove andare e quando.»
‒ Perché lo fa? Per denaro?
«Non si guadagna col mio lavoro. È un lavoro che si fa per passione. E con passione.»
‒ Avevano detto che lei era clinicamente morto.
«Era una beffa.»
‒ Che non avrebbe fatto del male a nessuno, che era poco più di un’influenza.
«Voi italiani siete burloni.»
‒ Lei non è italiano?
«Oh sì, io sono italiano, francese, spagnolo, tedesco, belga, svedese, polacco, americano, sono di tutto il mondo io, mica provinciale come voi. Conosco tutto, vado dappertutto e parlo tutte le lingue.»
‒ Hanno detto che con il caldo sarebbe sparito.
«Certo che ero sparito. Ero andato in vacanza. Proprio come voi. Avrò anch’io diritto alle mie ferie, o no?»
‒ Perché ce l’ha con gli anziani?
«Non ce l’ho con gli anziani, non ce l’ho con nessuno io. Per me, giovani o anziani, uomini o donne, pari sono, non faccio differenze né discriminazioni.»
‒ Però i negri sono meno colpiti dal contagio, come mai?
«Hanno già così tanti problemi.»
‒ Non la facevo così buono.
«Non sono affatto buono. Solo razionale. Soprattutto giusto.»
‒ Giusto?
«Certo, faccio solo un po’ di piazza pulita, ce n’era bisogno.»
‒ Vuole sterminarci tutti?
«Tutti, no, non sono mica un fanatico islamista. Ma ancora un pochi, sì. Quando sarete rimasti di meno, sulla terra, vivrete meglio, perché le ricchezze saranno divise tra poche persone, quelle rimaste in vita intendo, invece che tra molti.»
‒ Ne è sicuro?
«Abbastanza.»
‒ Si sente un giustiziere?
«Qualcosa del genere. Ma non mi piacciono le etichette.»
‒ Lei è tutto scemo.
«Non mi offenda, potrebbe pentirsene.»
‒ Non mi avrà mai, monadevirus.
«Non ne sia così sicuro.»
‒ Se ne vada.
«Lo farò quando avrò finito il mio lavoro. Una mattina vi sveglierete e io non ci sarò più. Sparito. All’improvviso, così come sono venuto. Ma non sarà stato certo per merito vostro. Sarà stato solo perché io l’avrò deciso, è chiaro?.»
‒ Chiarissimo.
«Arrivederci, allora.»
‒ Spero proprio di no.

 

Buongiorno sono il Covid