Il mago del Carnevale

che non amava il carnevale

Omaggio per i novant’anni di Maurizio Scaparro

Se il presente offre poco, meglio rifugiarsi nel passato. La Biennale di Venezia celebra i fortunati Carnevali firmati da Scaparro agli inizi degli anni Ottanta, quand’era direttore del settore teatro, con una mostra di fotografie, manifesti, costumi, articoli di stampa, che rimarrà aperta sino al 15 maggio. 

VENEZIA (r.b.) – Quando il presente offre poco, non resta che rifugiarsi nel passato, specie se si tratta di un passato che ha regalato molto. Rincuorano le operazioni nostalgia, anche se non sempre funzionano, appesantite da quel retrogusto malinconico di perduto che inevitabilmente si portano appresso.
Non è il caso di Venezia, dove l’operazione nostalgia legata al Carnevale, vista la pochezza dell’offerta attuale, ha funzionato benissimo, grazie alla rievocazione, festosa più che nostalgica, dei Carnevali della resurrezione, quelli firmati all’inizio degli anni Ottanta dalla manina felice del regista Maurizio Scaparro, al tempo direttore del settore teatro della Biennale.
E proprio la Biennale, nella sua sede di Ca’ Giustinian, ha dedicato al grande regista, in occasione del suo novantesimo compleanno, la mostra Il Carnevale squarcia la nebbia, che rievoca, con i materiali del suo archivio storico, le folgoranti edizioni degli anni 1980-1981-1982, oltre alla coda, meno scoppiettante, del ritorno del 2006, e che rimarrà aperta fino al 15 maggio.
Molti, moltissimi, un assembramento di veneziani, all’inaugurazione, in ricordo dei tempi felici. Peccato che le condizioni di salute del Maestro, che è legatissimo a Venezia, non gli abbiano consentito di sentire di persona il calore e l’affetto con cui gli abitanti della laguna ancora lo circondano. Maria Bellini, la sua fedelissima assistente, che da decenni lo segue infaticabile in ogni impresa, ha ricordato con parole commosse il sentimento d’amore che lo lega a Venezia. «Mi è piaciuto pensare che anche un romano può essere, grazie a voi, un veneziano, e comunque non un foresto», ebbe a dire il regista, qualche tempo fa.
Scaparro insisteva molto, nei suoi anni veneziani, sul rapporto, non solo ideale ma fisico, fra teatro e piazza, inseguendo il sogno, mai svanito, di fare un giorno di Venezia «la città del teatro». Destino ben curioso, il suo. A più di quarant’anni di distanza dai suoi carnevali, viene ancora ricordato e celebrato – giustamente — come il miglior regista dei Carnevali veneziani in epoca moderna.
Paradossale. Scaparro non amava il Carnevale. È lui stesso a raccontarlo, nella prefazione  al libro Storia de I Antichi (2005, I Antichi Editori), che ripercorre i primi venticinque anni di vita della Compagnia de Calza «I Antichi», gruppo storico del Carnevale veneziano, che affonda la sue radici nientemeno che nel 1400. «Non amando il Carnevale – scrive — ma essendo interessato moltissimo all’uso teatrale del Carnevale, ho avuto immediata curiosità, poi simpatia, per quel gruppo di sani pazzi che ho conosciuto… Poi, anno dopo anno, mi è piaciuto pensare di far parte, almeno come affiliato, di quelle venticinque famiglie dalla quali la Calza è nata».
La mostra che lo celebra è soprattutto fotografica, peccato siano troppo nascoste le didascalie che spiegano a quali eventi e spettacoli le immagini si riferiscono. Qualche manifesto, alcuni articoli di giornale, una saletta dedicata al Teatro del Mondo, un’altra con dei costumi del film L’ultimo imperatore; molti caroselli d’immagini (slideshow) su schermi. Peccato manchi un piccolo catalogo, magari si poteva fare un libriccino; anche se si è rimediato con un ottimo apparato online. Ma nessuno è perfetto, come si diceva un tempo. Quello che conta è il pensiero. E aver pensato a un omaggio al sole di Scaparro in questo buio tempo di peste è senz’ombra di dubbio un bel pensiero.

«Il Carnevale squarcia la nebbia». Venezia, Ca’ Giustinian, fino al 15 maggio
www.labiennale.org

Il mago del Carnevale che non amava il carnevale