Morti a Venezia - Ultima Spiaggia

Morti a Venezia
Ultima Spiaggia

Il giorno in cui sono morto a Venezia

Luca Colferai

I giorni in cui sono morto a Venezia sono tantissimi. Ogni giorno e ogni notte, per tutti i giorni e per tutte le notti del tempo. Sono giorni apotropaici e scaramantici, palingenetici e corroboranti. Sono giorni che sono qui sotto e altrove in questa paradigmatica monografia del Ridotto, raccolti in una panoplia capricciosa e sconclusionata di morti azzardate, morti capitali, morti letterarie, morti morbose, morti orribili, morti picaresche, morti pietrificate, morti passate, morti ragionate, morti sconsiderate, morti tiranniche, morti titaniche, morti traditrici, morti a Venezia.

Morti a Venezia - Ultima Spiaggia (Luca Colferai 2013).

Il giorno in cui sono morto a Venezia era un lunedì ed ero appena uscito dalla bussola girevole dell'albergo Al Leon Bianco. Il mio gondoliere mi aspettava per portarmi al Lido. Ma un barbacane di marmo bianco, staccatosi dal quarto piano di un antico palazzo, mi ha colpito nella cima della testa. Peccato, anche se, devo dire, per fortuna non mi sono accorto di niente.

Il giorno in cui sono morto a Venezia era un martedì, e sono morto di notte, non di giorno. A causa di una borsa di cuoio con alcuni zecchini d'oro, mescolati a grossi d'argento e monetine da poco, e di un cinquedita piantato più volte nel mio corpo. Un furfante da poco, in combutta con il lanternaio, mi ha lasciato in un lago di sangue, in una calle oscura, dalle parti di San Paternian.

Il giorno in cui sono morto a Venezia era un mercoledì; c'era tanta gente in Piazza San Marco, e tutti erano eccitati, allegri, gridavano e ridevano. Non ho potuto vedere molto, perché mi avevano accecato con dei ferri roventi, ma sembravano tutti molto felici di vedermi. Ho cercato di dirgli che ero contento per loro, che si divertissero pure, ma mi avevano tagliato la lingua. Poi il boia li ha resi ancor più entusiasti di me.

Il giorno in cui sono morto a Venezia era Giovedì Grasso, ed ero andato a Murano vestito da Pierrot, assieme ad alcuni giovinastri miei amici, per lupanare delle monachelle. Abbiamo preso un sandolo a nolo e ho remato sempre io. A Murano c'era molto vento di bora, ero molto sudato, e non nemmeno fatto a tempo ad entrare in parlatorio che già deliravo per la febbre.

Il giorno in cui sono morto a Venezia era un venerdì, all'alba, e sono morto senza testa per aver attentato all'integrità dello Stato cercando, in combutta con degli sciagurati incapaci, di impadronirmi del potere per esercitarlo, personalmente. Peccato. Questa città non ha mai ricompensato adeguatamente l'iniziativa individuale.

Il giorno che sono morto a Venezia era un sabato sera, ed eravamo a cena, anzi stavamo finendo di cenare, quando ci siamo cominciati a raccontarci delle barzellette, bevendo tantissimo, e come che è, e come che non è, sarà stato lo scirocco, sarà stata la cena, sarà stata l'età, mi è scoppiata una vena del cervello, dalle parti della tempia, per il troppo ridere. E non so neanche come che finiva.

Il giorno in cui sono morto a Venezia era una domenica pomeriggio, e finalmente non avevo niente da fare.

Aprile, 2013