La musica della spinetta per il vate dell'eros

La musica della spinetta
per il vate dell'eros

Venezia ricorda Zorzi Alvise Baffo

Gabriele Drago

Due giorni di musiche e canti di altre epoche, performance poetiche, dissertazioni dotte, amene e facete letture, e delicate cene settecentesche, per celebrare nella sede della Compagnia de Calza "I Antichi" i duecento e cinquant'anni dalla dipartita di Zorzi Alvise Baffo, il più grande poeta erotico della storia celebrato da Guillaume Apollinaire. Portata in scena anche una spinetta originale del Settecento per far rivivere a suon di musica la moglie di Baffo, la nobildonna Cecilia Sagredo peritissima nel clavicembalo e amica (qualcuno dice amante) di Mozart. Tra i relatori, lo storico Michele Gottardi, già presidente dell'Ateneo Veneto.

La maschera di Zorzi Alvise Baffo, realizzata nel 1985 dall'artigiano Guerrino Lovato (foto Jb).
Luca Colferai nel corso della sua dissertazione (foto Rb).
La performance di Paolo Fiorindo (foto Rb).
Roberto Bianchin alle celebrazioni per Zorzi Alvise Baffo (foto Jb).

VENEZIA – Il momento più intenso ed emozionante è stato quando nell’elegante salone delle feste degli Antichi trasformato per l’occasione in un seducente “Bacaro Baffiano” d’antan, ha fatto il suo ingresso, trasportata a mano con grandissima cautela da due nerboruti giovanotti, una splendida spinetta del Settecento, e un’elegantissima signora in decolté, adorna di due baffoni da generale ussaro, ha cominciato a trarne soavi melodie grazie all’andirivieni sapiente delle sue dita affusolate. Accanto a lei, ispiratissimi, un’affascinante mezzosoprano e un intrigante tenorino.

E’ stato l’atto conclusivo dell’originalissima due giorni denominata “Quel Gran Baffo” indetta a Venezia dall’associazione culturale Compagnia de Calza “I Antichi” per celebrare i duecento e cinquant’anni della dipartita del nobiluomo veneziano Zorzi Alvise Baffo, precettore del giovane Giacomo Casanova, patrono della Compagnia, che fu il più grande poeta erotico mai esistito al mondo, e che cantò l’amore “con la massima libertà e con grandiosità di linguaggio”, come disse di lui Guillaume Apollinaire, che lo tradusse magnificamente in francese.

Musicisti e cantanti, sotto la guida imperiosa di un artista di vaglia come il Maestro Marco Paladin, hanno fatto rivivere l’epoca e lo spirito di Baffo, al quale gli Antichi dedicano ogni anno, ormai da un quarto di secolo, un seguitissimo Festival Internazionale di Poesia Erotica, con le musiche, i canti e l’inimitabile voce di quello strumento straordinario, non per caso inventato proprio a Venezia secoli fa, che è la spinetta, che appartiene alla famiglia degli strumenti a tastiera con corde pizzicate assieme al clavicembalo e al virginale, ma a differenza del clavicembalo è di dimensioni contenute, cosa che permette un trasporto più agevole e di conseguenza –ma questo nei tempi antichi- un più marcato uso domestico.

Non è casuale l’accostamento di Zorzi Alvise Baffo al clavicembalo. Al contrario. Perché Cecilia Sagredo, nobildonna veneziana e moglie di Baffo, che si vergognava delle arditezze letterarie del marito al punto che una volta gli bruciò le poesie proibite approfittando di un suo ricovero all’ospedale, viene descritta nelle antiche cronache come “peritissima nell’arte del clavicembalo”. Fatto che attirò l’attenzione, tra gli altri, di un giovane Wolfgang Amedeus Mozart, che nel corso di un suo soggiorno a Venezia la volle conoscere e frequentare, suscitando le ire funeste del più anziano ma gelosissimo marito, come raccontato nell’operina buffa “Il Baffo di Mozart” messa in scena alcuni anni fa al Teatro La Fenice proprio dagli Antichi.

Ma non solo musiche e canti. Per due giorni la sede degli Antichi è risuonata di serie e precise allocuzioni, come di amene e facete letture. A cominciare dagli indomabili Gemellini Casanova, che con Luca Colferai hanno descritto le temperie dell’epoca e con Roberto Bianchin le vicissitudini della vita del poeta, per continuare con le dotte disquisizioni accademiche di Michele Gottardi su caratteri, usi e costumi della Venezia di quel tempo, e di Anna Santini sui piatti della cucina veneziana del Settecento. Ancora Colferai ha toccato il tema dei vini amati da Baffo, dalle malvasie ai vini di Cipro.

Non sono mancate –e come potevano?- le performance poetiche, tra cui quelle di uno degli ultimi eredi di Baffo, come Gianpaolo Zani Polo Trabucco, e di un artista di livello come Paolo Fiorindo, che ha riproposto, tra le altre sue composizioni, quel formidabile “Romantico Bazooka”, già vincitore del Festival di poesia intitolato a Giorgio Baffo. Eroticissimo anche il menu delle gustosissime cene baffiane ideate da Luca Colferai con la complicità di Anna Santini e l’assistenza di Jurubeba Souza Bomfim: brodeto de pesse co’l pan biscoto, pastizzo de tagiadele e verdure, polpeton e salada, pastizzada co polenta zala, bodin de ciocolata e biscotini. Vini e spiriti Bottega.

LA PAGELLA

Zorzi Alvise Baffo. Voto: 9
Compagnia de Calza “I Antichi”. Voto: 8

www.iantichi.org

Ottobre, 2018