La Gauche

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Dietro le elezioni francesi

Roberto Bianchin

Destra e sinistra non esistono più dopo il tracollo del Parti Socialiste e dei Républicains. Ma i tre candidati di sinistra, Macron, Hamon e Mélenchon, avrebbero preso il 49,83 per cento dei consensi, praticamente la metà dei votanti, se si fossero presentati assieme sotto un unico vessillo e con un solo candidato, e avrebbero potuto sconfiggere la destra al primo turno. Un'antica vocazione a farsi del male, in Francia come in Italia. Ma non è poi così vero che fra destra e sinistra non vi sono ormai più differenze. Da Gaber a Henri Levy.

La Marianna, simbolo della Francia (fonte: libertarianstandard.com)

PARIGI – Un cambiamento d’epoca. Spettacolare per giunta. “La fine dei tempi inaugurati dalla costituzione, due secoli fa, della grande ripartizione francese fra destra e sinistra”, sostiene il libero pensatore, già leader dei nouveaux philosophes, Bernard-Henri Lévy. Che appare più stupito, in un articolo tradotto da Daniela Maggioni sulle pagine dei commenti del Corsera, dai due “grandi cadaveri riversi” del Parti Socialiste e dei Républicains, che non dall’esito del voto in quanto tale.

Non è una novità in fondo. E’ già da un po’ che a destra come a sinistra si sente ripetere, in Francia come in Italia come nel resto d’Europa, che destra e sinistra non esistono più. E che comunque, tramontato il tempo delle ideologie, tra destra e sinistra non vi sono più differenze.

Lo diceva già un cantante fradicio di contraddizioni, Giorgio Gaberscik in arte Gaber, la bellezza di ventitre anni fa, in un pezzo folgorante intitolato “Cos’è la destra cos’è la sinistra”, in cui dopo aver realizzato che il culatello è di destra e la mortadella è di sinistra, com’è di destra fare il bagno nella vasca mentre è di sinistra infilarsi sotto la doccia, concludeva perentorio con un: destra-sinistra, basta!

Personalmente, io questo non credo. Continuo a pensare che tra destra e sinistra, al di là delle sorti dei rispettivi partiti, qualche differenza continui ad esserci. In Francia come in Italia come nel resto d’Europa e del mondo. Nel senso che, storicamente, la destra è autoritaria, poco democratica, e sta con i più forti. Mentre la sinistra è tollerante, democratica, e sta con i più deboli. Questo per semplificare. Ma non mi sembrano differenze da poco.

Non bastano comunque per far cessare i litigi nelle famiglie dei partiti europei che si riconoscono ancora nella sinistra. In Francia come in Italia. L’esempio delle elezioni francesi è eclatante: tre candidati di sinistra, l’ex socialista Emmanuel Macron (23,86%), l’estremista Jean-Luc Mélenchon (19,62%) e il socialista Benoit Hamon (6,35%) hanno raggiunto assieme il 49,83% dei consensi (praticamente metà dei votanti), che se si fossero presentati uniti sotto un unico vessillo e per un unico candidato, con l’aggiunta solo di qualche briciola sparsa avrebbero potuto sbancare la destra al primo turno.

Invece no. Ciascuno per conto suo nella casa della sinistra frammentata e litigiosa. Non hanno ancora capito che non c’è più spazio –ammesso che mai ve ne sia stato- per troppe sinistre, come non c’è più spazio per troppe destre. I panorami politici si sono semplificati, questo è vero, ma il quadro è diventato più chiaro, una volta caduti i muri e dissolte le ideologie perverse e perdenti del fascismo e del comunismo.

Le grandi scuole di pensiero nelle società moderne si sono sostanzialmente ridotte a due: conservatori e progressisti. Sono sufficienti. Ma conservatori e progressisti non sono lo stessa cosa. Vogliono dire ancora destra e sinistra. Non è vero che non vi sono più distinzioni. I fascisti del fronte nazionale non sono, non possono essere, non sono mai stati, e mai non saranno, la stessa cosa dei compagni socialisti che impugnano la rosa.

LA PAGELLA

Emmanuel Macron: voto 8,5
Benoit Hamon: voto 5
Jean-Luc Mélenchon: voto 7
Bernard Henri Levy: voto 5
Giorgio Gaberscik: voto 5,5
Parti Socialiste: voto 4
Les Républicains: voto 4,5

Aprile, 2017