Il paradiso dei circhi esiste e sta a Parigi

Il paradiso dei circhi
esiste e sta a Parigi

Una stagione di ottimi spettacoli

Roberto Bianchin

Non accade tutti gli anni di trovare spettacoli di così alto livello nei circhi della capitale francese. Stavolta, a dispetto della crisi che attanaglia il settore (anche a Parigi i circensi sono scesi in piazza per protesta), hanno presentato spettacoli ragguardevoli sia il celebre Cirque d'Hiver Bouglione che lo storico complesso di Alexis Gruss in collaborazione con Les Farfadais. Buoni anche gli show del Phénix dedicato all'Africa e del leggendario sempre godibile Pinder.

Robin Valencia al Cirque d'Hiver (fonte: Ents-rep).
Maud Gruss al circo Alexis Gruss (fonte: Getty Images).
Frédéric Edelstein al circo Pinder (fonte: Piwigo.com).
Kedir Abdulkasir in "Cirkafrica" al circo Phénix (fonte: Cirque Phénix).

PARIGI – Se Paris “vaut bien une messe”, come disse saggiamente Enrico di Navarra nel momento in cui diventò Enrico IV di Francia, figuratevi se non vale un circo. Basta infatti una capatina nella capitale d’oltralpe -oltre che al sempre splendido Festival di Montecarlo, s’intende- per riconciliarsi con gli spettacoli del circo, che oggi in Italia sono alquanto modesti.
Non che la crisi non morda anche la ville lumière (i circensi francesi sono scesi in Place de la Republique con tigri, orsi e cammelli per protestare contro i divieti), ma il livello degli spettacoli resta mediamente molto buono, e l’affluenza, come il consenso del pubblico, anche. Da far invidia.

CIRQUE D’HIVER BOUGLIONE

Spicca, su tutti, il Cirque d’Hiver della famiglia Bouglione, un luogo (stabile in muratura del 1852), dove varrebbe la pena di pagare il biglietto anche senza vedere alcuno spettacolo. Lo spettacolo invece c’è, si intitola “Exploit” ed è di ottimo livello. A cominciare dal potente verticalista bulgaro Encho Keryazov, il migliore al mondo nel suo genere, argento a Montecarlo (appunto) nel 2007, per continuare con l’ottimo domatore italiano Manuel Farina, 36 anni appena, stella nascente del firmamento circense internazionale, che mostra una complicità straordinaria –è qui l’essenza del numero- con i suoi leoni e le sue tigri.

Il cast è completato da numeri di valore assoluto, come gli spericolati fratelli Ray e Rony Navas alla ruota della morte, il sorprendente trampolinista Max Weldy, le acrobazie a cavallo dei Donnert, il clown americano Rob Torres, l’elegante alta scuola equestre della sempre splendente padrona di casa, Régina Bouglione, il felicissimo ritorno di Robin Valencia, una delle ultime donne cannone della storia, sparata in aria a novanta chilometri l’ora da un’estremità all’altra del grande chapiteau. Senza contare la novità di un curioso “domatore” di topi e nutrie, Gunter Sacckman. Validissimi, come sempre, la grande orchestra di Pierre Nouveau e le ballerine del Salto Dancers (Karolina, Kate, Kyra, Lauren, Leigh-Anne, Mailé, Marina, Olesya). Più bravo del solito (più esplicativo e più dialogante) l’elegante Monsieur Loyal, Michel Palmer. A voler trovare un difetto, la mancanza di un numero di trapezio proprio nel tempio in cui il trapezio fu inventato (Jules Léotard, 1859).

Resta da aggiungere che, a dispetto dei tempi di crisi, i Bouglione (chiare origini italiane nel nome), non solo hanno già annunciato il titolo dello spettacolo che debutterà in ottobre, “A’ tout instant”, ma hanno allestito anche un’altra felice produzione, battezzata “Cirque de Noel”, sotto un altro chapiteau a Porte de Passy, e ormai da un paio d’anni portano tutto l’anno un Cirque d’Hiver in tournée per la Francia sotto un nuovissimo tendone bianco e rosso da 1.800 posti. Anche qui uno spettacolo di alto livello. E senza mai rinunciare agli animali.

Perché, come spiega il loro veterinario Bruno Kupfer, una celebrità nel suo campo, in una lunga intervista sulle condizioni degli animali nei circhi, pubblicata nell’elegante programma stampato che accompagna lo spettacolo (anche qui: che invidia!), “la cosa più importante è che gli animali, ovunque si trovino, godano delle migliori condizioni di conservazione e di benessere. La maggior parte delle specie sono minacciate dal bracconaggio per il commercio illegale. Il circo non ha nulla a che vedere con tutto ciò. E gli animali degli zoo? E le corse dei cavalli o dei cani? Bisognerebbe allora impedire anche di tenere a casa dei canarini in gabbia”. Parole sante.

ALEXIS GRUSS

Bisogna essere molto motivati per spingersi sino al Bois de Boulogne dove tutti gli inverni Alexis Gruss e la sua famiglia innalzano il loro grande chapiteau bianco panna. Ma ne vale assolutamente la pena. Perché l’eccezionale cavalleria del grande Alexis, premiato con l’oro a Montecarlo nel 2001, non ha rivali al mondo.

Sia quando dirige personalmente i suoi magnifici animali, dall’alta scuola al dressage ai cavalli in libertà, sia quando entrano in pista i suoi figli e nipoti, da Stephan, il primogenito, a Charles, Alexandre, Joseph, Louis e Firmin, che ha rimesso in scena il sensazionale numero de “La Posta” con sedici cavalli, sia quando torna in pista –era da un po’ che non la si vedeva- la moglie Gipsy, nata Bouglione, già acrobata e filferista, che si esibisce anche in un numerino di cani ammaestrati.

Non manca l’amata figlia Maud (sposa all’acrobata e giocoliere Tony Florees, anch’egli in pista), che in questa edizione trascura però l’equitazione (ha guidato lei per anni “La Posta”), per tornare al suo amato filo (filo molle, stavolta, lei è bravissima anche al filo alto), con un numero impegnativo e delicato. Anche Firmin si concede qualche “svago” oltre ai cavalli, inanellando un primato da Guinness con 39 secondi in equilibrio sulle braccia sulla scala libera.

Se si aggiunge l’ottima orchestra diretta dal virtuoso batterista Sylvain Rolland (dieci elementi, un lusso, la migliore in circolazione in Europa), potrebbe anche bastare. Invece c’è anche un’elegante troupe di una dozzina di acrobati francesi, Les Farfadais, diretti da Stéphane Haffner, un ginnasta e stilista di origine italiana. E’ il terzo anno, con questa produzione intitolata “Quintessence” che dopo Parigi andrà in tournée per la Francia, che prosegue la collaborazione tra Alexis Gruss, sempre alla ricerca di nuove idee da aggiungere al già ricco repertorio di famiglia, e i Farfadais.

Gli acrobati aerei, quasi sempre appesi alla volta dello chapiteau su una macchina che sembra un disco volante, sono bravi ed eleganti (più coreografici che fenomeni, peraltro), e alcuni quadri di insieme sono senza dubbio affascinanti, come quello che chiude lo spettacolo nella pista invasa da una cascata d’acqua. Ma l’estetica patinata, un po’ leziosa, da nouveau cirque, dei Farfadais, non trova mai punti d’incontro con i volteggi d’antan della cavalleria à l’ancienne della famiglia Gruss. Rimangono, alla fine, due mondi che non si parlano. L’anno prossimo si cambia. Da rilevare, infine, che anche Gruss, come Bouglione, si espande: a Piolenc, 28 chilometri a nord di Avignone, è nato il “Parc Alexid Gruss”, aperto tutta l’estate, con visite, spettacoli, stage e animazioni.

PINDER

E’ il più semplice, il più tradizionale, il più “per bambini” dei circhi francesi. Ma ha un suo perché. E’ onesto, non ti fa rimpiangere i soldi del biglietto. E’ il circo più conosciuto in Francia, quello dal celebre vestito a righe gialle e rosse presentato da Gilbert Edelstein, un gigante da cinquemila posti che ogni inverno si impianta alla Pelouse de Reuilly, una storia avventurosa alle spalle, costellata anche di fallimenti, che nella testata porta ancora il celebre nome di Jean Richard, scrittore, attore, domatore, che ne fu il mitico proprietario negli anni ‘50.

“La leggenda del circo”, è il suo slogan, “ieri l’avete amato, oggi lo adorerete”. Un po’ esagerato ma va bene così. Stella indiscussa dello spettacolo, con un buon numero di gabbia che dura quasi mezz’ora (!) è Frédéric Edelstein, figlio del proprietario (la sorella Sophie, già alle grandi magie, è la direttrice artistica), che presenta insieme la bellezza di dodici fra leoni e leonesse. Non fanno cose eccezionali, ma gli esercizi sono interessanti, come quando li fa marciare come fossero cavalli, e il domatore –discutibile solo il suo look tardo-giovanilista- mette in mostra una bella complicità con i suoi animali, che si fanno baciare, accarezzare e prendere in braccio. Alla fine del numero finisce per stendersi insieme a loro nella segatura della gabbia, come faceva l’indimenticato Pablo Noel, leone tra i leoni.

Lo spettacolo è completato da una buona troupe di trapezisti cubani, “Los Diablos Blancos” della Troupe Habana, dagli animali esotici di Sandro Montez, dal giocoliere ceko Zdenek Polach, uno dei più veloci al mondo, e dai clowns musicali spagnoli di tradizione, vecchio stile, I Rampins, ormai rari da trovare. Dicono che aveva stufato questo vecchio genere di comicità. Oggi che è praticamente sparito se ne comincia a sentire la mancanza. Conduce con garbo Romain Grevendilger. Peccato per la mancanza di un’orchestra dal vivo, ma ormai è un lusso anche per un colosso come il Pinder. Anche questo circo viaggia in tournée tutto l’anno per la Francia.

CIRKAFRIKA

Piantata nel fondo della Pelouse de Reully, alle porte del Bois de Vincennes, praticamente il paradiso dei circhi, dato che in stagione se ne possono vedere anche tre contemporaneamente uno accanto all’altro, e tutti affollati (normalmente Phénix, Pinder, Arlette Gruss), questa immensa struttura stabile da cinquemila posti, per metà circo e per metà teatro, un po’ freddina e oggi palesemente sovradimensionata (le gradinate laterali azzerate e oscurate con teli), presenta ogni anno, per la direzione artistica di Alain Pacherie, creazioni di circhi etnici, siano asiatici, orientali, africani, sudamericani o dell’est.

Quest’anno, per la terza volta, tocca all’Africa. Cirkafrika, si chiama lo spettacolo. E’ uno show divertente, colorato, godibile e veloce, rallegrato da grandi mascheroni e pupazzi animati della tradizione di quei paesi. Una quarantina di artisti di quindici paesi africani danno vita allo spettacolo. Spiccano, per bravura, le cinghie aeree di Younes Es Safy, un giovanotto di sicuro avvenire e talento, il rola rola di Kedir Abdulkadir, il mano a mano tutto al femminile di Selamawit, Betelhem e Gurbachew, la plancia coreana di Belete, Afewerk, Mikiyas, Besufekad, Eyob e Yosef.

Ma il pezzo forte è la spettacolare orchestra african-funky di otto splendidi musicisti, che tiene un ritmo indiavolato, accompagnati dalla strepitosa voce della cantante Silethemba Magonya. Ottimo anche il corpo di ballo di cinque danzatori. Anche questo spettacolo è in tournée in Francia. A partire da novembre torneranno le stelle del circo di Pechino: “Il re delle scimmie”.

LA PAGELLA

« Exploit », Cirque d’Hiver Bouglione: voto 8,5
« Quintessence », Cirque Alexis Gruss : voto 8
Cirque Pinder : voto 7
« Cirkafrika », Cirque Phénix : voto 7

www.cirquedhiver.com
www.alexis-gruss.com
www.cirquepinder.com
www.cirquephenix.com

Marzo, 2018