Il paesaggio negato

Il paesaggio negato

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È sempre più attuale Il paesaggio negato — dal paesaggio letterario al paesaggio del diritto di Gianfranco Perulli, uscito nel luglio del 2011, ma utilissimo oggi per premunirsi intellettualmente di fronte agli scempi che in nome della crisi verranno sicuramente tentati nel nostro paese. E anche per capire quanto ci prendono in giro nel giustificarsi.

Gianfranco Perulli, Il paesaggio negato Dal paesaggio letterario al paesaggio del diritto

I paesaggi che abbiamo di fronte sono il desolante prodotto della nostra indifferenza e del generale rifiuto di considerare rilevante quello che esula dal nostro ristrettissimo microcosmo personale.

È il paesaggio rifiutato, perduto e negato che la pubblica amministrazione gestisce con disinvoltura, sacrificando il verde per il cemento, gli spazi pubblici poco curati, gli alberi tagliati per far posto a rotonde, sottopassi inutili e marciapiedi, tronconi di piste ciclabili inutilizzate e pericolose.

Se il codice civile disciplina l'appalto come istituto contrattuale facilmente gestibile, l'appalto pubblico è una ragnatela di procedure complesse e sovrabbondanti.

Ma, ed il fatto paradossale, raramente efficaci.

Gianfranco Perulli

l. c. — C'è un paesaggio, che ognuno di noi ha dentro la testa e che purtroppo spesso coincide con lo sfondo della scrivania del computer o con la pubblicità delle merendine: colline verdi, montagne sullo sfondo, un albero da frutta, campi dorati di grano, una fattoria piccola piccola laggiù. Un ibrido di Irlanda Toscana Ontario. Al massimo, un paesino bianchissimo aggrappato a un'isoletta sperduta dell'azzurro, o delle dune del deserto.

Poi c'è quella schifezza da Blade Runner dei poveri che ci tocca passare ogni giorno, incroci rotatorie semafori cartelloni lavori in corso capannoni fabbrichette centri commerciali centri direzionali centri residenziali zone produttive zone sportive zone in espansione guardrail asfalto cordoli segnali stradali pubblicità.

C'è anche un «terzo paesaggio […] costituito dall'abbandono di un terreno precedentemente sfruttato o da un luogo inutilizzato, da spazi indecisi, ai margini del territorio […] riguarda sia l'ambito rurale che quello urbano […] è teatro di forti dinamiche, si modifica nel tempo, interagisce con l'ambiente, ed è sensibile al mercato e alla politica».

Siamo nel «paesaggio negato» quello che tutti, e soprattutto i nostri amministratori e governanti, quotidianamente ignorano. Eppure non lo ignorano i legislatori che, seppur con notevole ritardo, hanno stilato una «valanga di norme» minutissime e ferree a tutela del paesaggio e dell'ambiente, pungolati ferocemente dalla Comunità Europea. Che tutti qui in Italia disattendono allegramente.

Gianfranco Perulli insegna diritto amministrativo e diritto urbanistico all'Università IUAV di Venezia e ha pubblicato altri libri sul difficile rapporto tra esseri umani, le loro leggi, e l'ambiente nel nostro paese. In questo agile ma denso libro «Il paesaggio negato — dal paesaggio letterario al paesaggio del diritto» edito da Libreria Cluva, affronta l'argomento spinosissimo del paesaggio come bene collettivo e pubblico, del suo uso e abuso, della sua tutela. Collettivo e pubblico e appunto per questo semplicemente negato dagli italiani.

Non è un libro politico né ideologico ma un libro tecnico ricco di citazioni e riferimenti giuridici estremamente puntuali. Il risultato catastrofico sta nel disastro delle cose e non tanto nell'atteggiamento dell'autore (diciamo, ecco, da veneziani, che gli esempi locali della dabbenaggine e della cialtronissima incapacità di usare il paesaggio è evidente a tutti in molteplici esempi materiali).

Magnifico il capitolo VI «Le troppe fasi del progettare» un frenetica cavalcata senza un attimo di respiro attraverso le fasi di un progetto di un'opera pubblica: si resta vertiginosamente storditi dalla minuziosissima titanica quantità di dettagli previsti dalle norme in materia per il prima il durante e il dopo la realizzazione. Ma si resta anche profondamente attoniti pensando: ma se è tutto previsto fin dall'inizio, com'è che si dimenticano sempre qualcosa? L'accesso per i disabili, i costi di manutenzione, il controllo se c'è amianto (metti, ecco), la stabilità dell'opera, gli interventi successivi?

Scrive Gianfranco Perulli: «Il più delle volte si tratta di un rituale inutile perché c'è un gioco e una regia che facilitano l'esito a scapito delle regole della concorrenza e del mercato sistematicamente violate».

Qua e là, documentatissima, emerge anche la preoccupante incapacità della pubblica amministrazione italiana di aggiornarsi in una direzione sostenibile dei suoi consumi e impegni economici pur essendo di fatto un consumatore in grado di influenzare pesantemente il mercato: «solo il 7% delle amministrazioni pubbliche mostra un elevato impegno nei confronti di acquisti compatibili con l'ambiente, ma anche in molti altri stati membri questo concetto è messo in pratica con molta difficoltà».

Leggetelo. ★

Aprile, 2012

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