Di un romanzo atteso come Godot intitolato Principessa

Di un romanzo atteso
come Godot
intitolato Principessa

Noir con en travesti e brividi inguinali sfogati pour cause

Enzo Rossi Ròiss

Scrivo per consigliare la lettura di un libro edito nel 2013 da Bompiani col titolo Principessa, scritto da Gianfranco Calligarich (premio Bagutta nel 2012, ex equo col coetaneo Giovanni Mariotti). Un libro d'autore ultrasettantenne (più o meno mio coetaneo e... di Berlusconi, del Papa, di Robert Redford, di Arbore, di Lutring il fu bandito e di tanti Altri, compreso Carmelo Bene pace all'animosità sua!), scritto privilegiando la narrazione analitica e minuziosamente descrittiva (école du regard) più che farcita con dialoghi e divagazioni liriche.

 Autore: Gianfranco Calligarich Titolo: Principessa Editore: BOMPIANI Collana: LETTERARIA ITALIANA Pagine: 176 Prezzo: 16,00 euro Anno prima edizione: 2013 ISBN: 45272875.

Un libro che ho letto in treno viaggiando da Venezia a Bologna e viceversa in giornata, annotando due digressioni sterniane: una teoria relativa ai suicidi bianchi o metaforici (p. 88) e la simbologia del ventaglio manipolato per messaggiare (p. 127). Un libro che non appartiene alla categoria del Libri Unici canonizzata da Roberto Calasso, patron dell'Adelphi: poichè non ha rischiato a lungo di non diventare mai libro, come il libro precedente dello stesso Calligarch edito da Fazi nel 2011 col titolo Privati abissi, (libro unico questo, invece, che si è servito per lunghi anni dell'Autore per esistere, periodicamente ri-strutturato e ri-compiuto come esercizio di stile, in attesa di un Godot editore), costituito da narrazione eseguita rispettando regole restrittive auto-prestabilite per dare viva testimonianza della profondità dell'esperienza scrittòria sua genitrice.

Un libro istruzioni per l'uso (parafrasando l'OuLiPo-filo e fan Georges Perec), quindi e alla resa dei conti, il libro intitolato Principessa che consiglio di leggere. Già notiziato da prestigiosi media cartacei che lo hanno propagandato con enfasi, più che recensito, con anticipazioni di estratti, indicazioni bio-bibliografiche e riassunto della trama copiaincollati rispettosamente come nei comunicati (desiderata) editoriali, titolando come qui di seguito risulta campionariato: Se una notte d'inverno uno spacciatore (Il Sole 24 Ore); Gianfranco Calligarich racconta l'amore al tempo della droga (Il Piccolo); Il nuovo romanzo del Philip Roth italiano (Satisfiction); Quella Milano nera dove la Dark Lady portava i pantaloni (Venerdì-la Repubblica); Milano nella nebbia squarciata d'amore (La Gazzetta di Parma).

Un libro scritto da un Autore di talento, voce narrante sperimentata e a suo modo sperimentale, in dimestichezza con la scrittura delle sceneggiature per narrazioni verosimili cinematografiche e televisive (tanti ciak in interni omologati, molto meno in esterni intercambiabili), conoscitore anche della scrittura e della messa in scena teatrale. Culturalmente attrezzato per considerare luoghi, persone, comportamenti, di volta in volta e in ogni caso, «sistemi di segni» da osservare e analizzare per «apprendere di» e «congetturare che», prima di decidere il che fare (scrivere) e il come fare (scrivere) per facilitarsi la realizzazione dell'impresa libresca.

Protagonista uno spacciatore d'inverno a Milano (cinematografabile anche in esterni d'altra città), quarantacinquenne insediato astutamente per tre settimane in una camera affittata da un travestito nomato Principessa trentacinquenne, fan di film in bianco e nero, detentore di un malloppo supposto custodito nella sua stanza personale la cui porta è narrata chiusa a chiave e mantenuta inaccessibile. Fino al momento in cui non convola a nozze intrattenendo rapporti coniugali tra le lenzuola e altrove, con lo spacciatore colto da brividi inguinali sfogati ogni volta sbrigativamente soddisfacendo una faccenda fisiologica alla quale dà nome orgasmo soltanto due volte (pp.79 e 147). Col proposito di localizzare il malloppo, trafugarlo, utilizzarlo per pagare i malintenzionati che lo preoccupano e abbandonare una città impacchettata dalla nebbia, interrompendo anche ogni interlocuzione con gestori di bar cinomilanesi italianofoni privi della erre. Il «come va a finire» è narrato nelle ultime pagine.

Buono a sapersi: Samuel Becket (1906 - 1989) ha personificato in Godot il successo letterario atteso vanamente dopo la pubblicazione dei tre libri intitolati Molly, Malone muore, L'innominabile (vertici della letteratura mondiale, editi in Italia e poco venduti da Sugar cinquant'anni fa) e lo ha atteso fino al suo arrivo portato nel 1969 dal Premio Nobel.
Gianfranco Calligarich ha atteso il successo letterario a cominciare dalla pubblicazione del suo primo romanzo L'ultima estate in città (Garzanti 1973 - Premio Inedito accreditato da Cesare Garboli e Natalia Ginzburg). Buon pro gli faccia nella classifica dei libri più venduti questo intitolato Principessa.

Maggio, 2013