Dentro al mistero dei fratelli Pollock

Dentro al mistero
dei fratelli Pollock

Un anno intero dedicato a Jackson e Charles

Maria Luisa Pavanini

Si tratta di un progetto originale e molto articolato della Fondazione Guggenheim di Venezia che ha deciso di rendere omaggio ai talentuosi fratelli Pollock. La prima esposizione si incentra su uno dei dipinti più famosi e rivoluzionari di Jackson: Alchimia, del 1947. Un allestimento multimediale rende per la prima volta visibile tutto il complesso processo di esecuzione dell'opera dell'artista.

Charles e Jackson Pollock a New York nel 1930 (© Charles Pollock Archives, fonte wsws.org).
Jackson Pollock al lavoro, 1950 (foto Rudy Burckhardt, Archives of American Art, Smithsonian Institution).
Un momento del restauro del dipinto Alchimia nell'Opificio delle Pietre Dure a Firenze (© 2015 OPd-Guggenheim, foto Pino Zicarelli).

VENEZIA – Dentro al mistero dei fratelli Pollock. Per cercare di capirlo, di penetrarlo, la collezione Peggy Guggenheim ha inaugurato una mostra che fa parte di un articolato progetto per rendere omaggio ai talentuosi fratelli Jackson e Charles.

La prima esposizione è incentrata su uno dei dipinti più famosi e rivoluzionari di Jackson: Alchimia, del 1947. Un coinvolgente allestimento multimediale con video, riproduzioni in 3D, touch screen, strumenti interattivi, rendono per la prima volta visibile tutto il complesso processo di esecuzione dell’opera dell’artista.

Un filmato realizzato dalla web tv del Consiglio nazionale delle ricerche, mostra nel dettaglio la sua straordinaria costruzione materica. L’opera, realizzata con la tecnica dello sgocciolamento, non si affida alla casualità, ma è frutto di un piano razionale nella stesura dei colori, un sistema preciso di contrappunti e simmetrie in cui le linee rette bilanciano quelle curve, e i colori brillanti, primari, si alternano con quelli opachi: il nero con l’argento, il blu col rosso.

La fitta ragnatela dei sottili tratti bianchi resi evidenti dall’accurata pulitura, formano una griglia che costituisce la struttura portante del quadro. La tela è realizzata con 4,6 chili di materia pittorica, una quantità enorme rispetto ai quadri rinascimentali delle stesse dimensioni.

La mostra evidenzia l’importante collezione delle opere di Pollock di cui Peggy Guggenheim fu una delle prime mecenati con l’acquisto di ben dieci tele realizzate tra il 1942 e il 1947. Tali dipinti rappresentano un momento essenziale del lavoro dell’artista, perché mostrano il passaggio da un linguaggio legato alla tradizione figurativa-espressionista con riferimenti importanti all’arte europea del secondo dopoguerra, a una tecnica completamente nuova e originale che consiste nello schizzare e sgocciolare il colore su una tela distesa per terra con movimenti ritmici, ripetitivi, quasi danzanti.

Alchimia, opera distintiva di questo periodo, è stata sottoposta a un meticoloso intervento di pulitura reso complesso per la stratificazione del colore costituito da smalti, resine, colla, sabbia e sassolini. Lo sporco accumulato negli anni aveva infatti alterato i colori e compromesso una lettura corretta del dipinto, che ora è stato restituito al suo iniziale splendore. Un comitato scientifico coordinato dalla collezione Guggenheim di Venezia e con la collaborazione dell’opificio delle pietre dure di Firenze, ha reso possibile questo straordinario restauro.

In mostra, accanto alle foto che documentano la genesi del dipinto, vi è anche il video che mostra Pollock al lavoro, e i barattoli originali di quei colori industriali che cambiarono la sua tecnica pittorica. Un viaggio affascinante, alchemico, che è solo l’inizio di quest’anno pollockiano alla Guggenheim.

Alchimia, di Jackson Pollock
Collezione Guggenheim, Venezia
Fino al 6 aprile

Febbraio, 2015

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