Danza Macabra Veneziana

Danza Macabra Veneziana

Paolo Fiorindo

Se ha un senso il detto Vedi Napoli e poi muori, per Venezia vale esattamente il contrario: prima muori, e poi vedrai Venezia. Da vivo puoi solo osservare il grande cimitero di pietra sospeso sull’acqua putrida, respirare l’aria malsana, pensare al mucchio di scheletri di uomini e bestie aggrovigliati sul fondo del canal dei Marani, inorridire al pensiero degli spettri invisibili che incrociano il tuo vagare frettoloso... ma solo dopo aver attraversato il Ponte del Trapasso e messo piede sull’Altra Riva potrai vedere, potrai capire, potrai adorare, potrai possedere la gotica e pura bellezza chiamata Morte.

Prima Morire - Poi Vedere (Venezia) (grafica Luca Colferai).

Danza macabra

La morte compagna
di giorno di sera
la morte vicino
la notte e il mattino

La morte signora
la morte tua sposa
il freddo nel letto
una tomba per casa

La morte padrona
che comanda in silenzio
che sceglie e dispone
che impera sovrana

La morte puttana
di casa e d’albergo
beatissima virgo
adorate, fedeli

Baciatele i veli
più neri del buio
stringetele i nodi
del lugubre saio

Battetene l’ossa
sui neri tamburi
laggiù nella fossa
battetene l’ossa

Ricavate dai femori
zufoli arcani
alitateci dentro
desideri meschini

Porgetele un teschio
ricolmo di vino
che beva che beva
che intinga le labbra
in ogni destino

Inchinatevi, o prede
al suo lento passare
che avanzi, che inceda
schiodate le porte
la morte la morte
invitate ad entrare

La morte mia madre
la morte mia figlia
la morte in soffitta
la morte famiglia

La morte compagna
di giorno di sera
la morte vicino
all’alba e al mattino

Beatissima virgo
santuario e albergo
amante fatale
satanico amplesso
in alcova di marmo
su pietra tombale

battetene l’ossa
laggiù nella fossa
accendete candele
e ceri votivi
spalancate le porte
lasciate che arrivi

madre incestuosa
di santo e villano
compagna e poi sposa
di ogni destino

temete la sorte
odiate il futuro
la morte la morte
sia il solo pensiero
il suo lugubre saio
inceda potente
principessa del buio
regina del ponte

la morte mio padre
la morte mia figlia
la morte in famiglia
la morte che batte
di notte in soffitta

lo strascico oscuro
che scivola lento
che inghiotte le stelle
la morte la morte
lo specchio del pianto
che scioglie la pelle

battetene l’ossa
laggiù nella fossa
suonate la fisa
durante l’attesa

la morte la serva
che lava via tutto
che affigge sui muri
gli avvisi del lutto

la voce che chiama
nel buio il tuo nome
«È morto, davvero?
ma quando ma come?»

l’arcana bilancia
del bene e del male
suonate i tamburi
suonate le trombe
la voce che chiama
e nessuno risponde

mettetele in testa
una nera corona
adorate, mortali
la vostra padrona

quei brividi freddi
lungo tutta a schiena
quel bianco sudario
è la morte, la morte
nell’ultima scena
che chiude...
il sipario.

(riproduzione riservata- per gentile concessione di Paolo Fiorindo)

Aprile, 2013