Che meraviglia la vecchia pista delle origini

Che meraviglia
la vecchia pista
delle origini

In scena a Parigi al Bois de Boulogne

Roberto Bianchin

Il circo di Alexis Gruss celebra i duecento e cinquant'anni della storia del circo con uno spettacolo sensazionale, "Origines", che ricostruisce l'epopea di Philip Astley e Antonio Franconi al momento della creazione del circo moderno. Riproposti, in un vertiginoso tourbillon, i migliori e più arditi numeri equestri dell'epoca. Eccellente la cavalleria di famiglia, dal patriarca Alexis ai figli Stéphan e Firmin, fino ai nipoti Alexandre, Charles, Louis e Joseph, e alla moglie Gipsy. Uno spettacolo d'eccezione. Imperdibile. Uno splendido libro, con la prefazione dell'ex ministro della cultura Jack Lang, celebra l'avvenimento.

Un momento dello spettacolo "Origines" al circo di Alexis Gruss (fonte: Karine Fléo).
Il numero della "posta" eseguito da Firmin Gruss (fonte: "Parigi mai più senza").
La cavalleria di Alexis Gruss (fonte: TickeTac).

PARIGI – Lo spettacolo migliore dedicato ai duecento e cinquant’anni della storia del circo non poteva farlo che lui, un elegante signore di settantacinque anni di età, considerato il più grande addestratore di cavalli al mondo (“maitre écuyer”, si dice da queste parti), premiato con l’oro al Festival di Montecarlo, che per un artista di circo è come l’Oscar per il cinema.

E questo non solo perché “il circo è nato a cavallo”, come in effetti storicamente è stato, ma perché la cavalleria di Alexis, magistralmente guidata, oltre che da lui stesso, dai figli Stephan e Firmin, e dai nipoti Alexandre, Charles, Louis e Joseph (tutti figli di Stephan), con la complicità della moglie di Alexis, Gispsy Bouglione, è la migliore del mondo, quella in grado di interpretare nel modo più efficace, perché ce l’ha nel dna, i quadri equestri tipicamente “à l’ancienne” che hanno contraddistinto lo spirito e le origini dello spettacolo del circo.

Non a caso ha per titolo “Origines”, ed è un nome che dice già tutto, il nuovo spettacolo che il circo di Alexis Gruss, giunto alla sua quarantaquattresima creazione artistica, ha messo in scena quest’inverno (sino a marzo, poi in tournée in Francia), sotto il suo confortevole chapiteau montato, come tutti gli anni, al Bois de Boulogne.

“Abbiamo pensato che non potevamo che essere noi della famiglia Gruss a rendere degnamente omaggio a figure emblematiche come quelle di Philip Astley, l’inventore del circo moderno, e di Antonio Franconi, che noi consideriamo il padre spirituale del circo francese. Così ci siamo sentiti quasi obbligati a farlo -dice Stephan Gruss, che è il regista dello spettacolo- sia per le nostre competenze in materia equestre, che per la nostra eccezionale cavalleria, e non da ultimo perché abbiamo fatto scendere insieme in pista ben tre generazioni di artisti Gruss!”.

“Al di là delle frontiere, delle lingue, delle religioni, dei colori della pelle, dei regimi politici, e delle vicende storiche, il mondo della pista ha sviluppato un linguaggio universale, accessibile a tutti –spiega Alexis- e le arti circensi hanno saputo conservare i valori che le avevano sostenute fin dalla nascita: l’immaginazione, la creatività, il coraggio, il rispetto, il rigore, la perseveranza, la solidarietà e l’entusiasmo”.

Lo spettacolo, che si apre con le divise, le marcette, le fucilate e gli assalti all’arma bianca dei soldati inglesi (Astley era un sergente dell’esercito di sua maestà britannica), ricostruisce fedelmente, tra acrobazie, volteggi e pantomime, molti dei formidabili esercizi equestri dell’epoca. Magnifici anche i quadri di insieme degli spettacoli circensi negli anfiteatri, con gli acrobati sulla corda, i cani ammaestrati, i pagliacci, tutto vestito degli abiti, musiche e materiali del tempo: cartoline poetiche viventi e meravigliose di un mondo che non c’è più.

La famiglia Gruss (manca solo la figlia Maud, la “posta” con 17 cavalli la fa Firmin), eccelle –come sempre del resto- in tutti i numeri classici del proprio repertorio, come in qualche nuova, e azzeccata, rivisitazione. Questo al punto da rendere quasi superflua la presenza degli artisti che non sono di famiglia. Tra questi, si fa notare solo il giovane filferista Geoffrey Berhault. Dignitose, l’acrobata russa Svetlana Lobova e la contorsionista portoghese Desire Cardinali Chavez.

Ottima invece, come sempre, l’orchestra di dieci elementi guidata dal batterista Sylvain Rolland –in assoluto la migliore in circolazione- brava la cantante e narratrice Eva Poirieux. Nell’insieme, uno spettacolo magnifico per qualità ed eleganza. Doti rare, specialmente al giorno d’oggi. E, detta fra parentesi, non si sente affatto la mancanza dei raffinati ma leziosi Farfadais, gli acrobati che avevano accompagnato gli spettacoli dei Gruss negli ultimi tre anni.

D’altra parte non può essere un caso che le lodi più belle arrivino nientemeno che dall’ex ministro della cultura francese Jack Lang, che nella prefazione di un bellissimo libro appena uscito sulla storia dei Gruss (“Les batisseurs de l’éphémere”), definisce la pista di Alexis “un patrimonio nazionale”, e “un vero e proprio conservatorio delle origini delle arti della pista che bisogna in ogni modo difendere e preservare, costi quel che costi, perché non vada mai perduto”. Parole molto sagge.

LA PAGELLA

“Origines”, Cirque Alexis Gruss. Voto: 9

www.ALEXIS-GRUSS.com

Dicembre, 2018