Animal house

Animal house

Lo spettacolo più antico è nato a cavallo

Roberto Bianchin

Un tempo, come raccontava Federico Fellini, l'arrivo del circo in città era sempre una festa. Da un po' di tempo è anche fonte di polemiche, da parte di chi non vorrebbe più vedere gli animali nei circhi. Com'è successo all'Isola d'Elba per l'arrivo di Orlando Orfei con il suo circo pieno di animali. Il quotidiano on-line "Tirreno Elba News" pubblica l'opinione del giornalista e scrittore Roberto Bianchin, storico del circo, presidente dell'associazione internazionale dei critici circensi. L'argomento rimbalza anche sul sito del Cadec, il club degli amici del circo.

Giordano Caveagna, domatore in dolcezza (fonte: La Nuova Provincia).

Una volta, la maggior parte delle persone che andava al circo, lo faceva per vedere gli animali. Mica cani e gatti, oche e galline, maiali e cavalli. No, gli animali esotici, quelli che non trovavi in città, e nemmeno in campagna: tigri e leoni, elefanti e gorilla, dromedari e cammelli, ippopotami e rinoceronti. Anche oggi, secondo un recente sondaggio, l’85% degli spettatori europei continua a frequentare i circhi per lo stesso motivo.

Il circo infatti, al di là delle polemiche di chi lo vorrebbe senza più animali, come sta accadendo in questi giorni all’Isola d’Elba in occasione dell’arrivo dello chapiteau di Orlando e Oscar Orfei (l’arrivo del circo, una volta, era sempre una festa, Fellini insegna), è altamente educativo. Si impara più in una giornata al circo che in una settimana di scuola. A causa dell’urbanizzazione crescente di aree sempre più grandi del pianeta, sempre più persone infatti perdono il contatto con gli animali. E’ per questo che è educativo, oltre che emozionante, soprattutto per i bambini, conoscere da vicino gli animali più diversi che fino a ieri si erano visti solo in fotografia sulle pagine dei libri di scuola. Questo può accadere solo al circo.

Il circo, che è il più antico spettacolo del mondo, non a caso è nato con gli animali. A cavallo, per la precisione. E se non avesse più animali, non sarebbe più circo. Sarebbe un’altra cosa. “Diventerebbe un music hall”, come ebbe a dirmi il Principe Ranieri, grande appassionato di circo, fondatore del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, la più importante rassegna mondiale del settore, giunta alla sua quarantunesima edizione. Una valutazione solennemente fatta propria, in anni più recenti, dal Parlamento Europeo, che nel 2005 definì il circo classico con gli animali “parte del patrimonio culturale europeo”.

Il circo infatti, per restare solo al tema degli animali, rappresenta anche un importante contributo alla conservazione della natura, in un momento in cui molte specie animali sono a rischio di estinzione nei loro habitat naturali. Basti pensare che, per fare un solo esempio, vivono più tigri sotto la tutela degli umani, che nell’ambiente selvatico, e che solo al circo possiamo ancora ammirare tutta la bellezza di questi animali nei loro comportamenti naturali. Non è un caso se al circo si riproducono e fuori no.

Del resto sono parecchi decenni oramai che gli animali che si vedono nei circhi di tutto il mondo sono nati tutti in cattività, nei circhi o negli zoo, e non arrivano più, catturati e deportati come avveniva un tempo, dalla savana e dalla giungla. Se venissero oggi liberati in qualche foresta, si troverebbero catapultati improvvisamente in un ambiente sconosciuto e ostile in cui non riuscirebbero a sopravvivere, semplicemente perché non sarebbero capaci di procurarsi il cibo, non avendo mai imparato a farlo.

Si discute poi se gli animali nei circhi vivano bene oppure male. L’European Circus Association, l’organismo presieduto dalla Principessa Stéphanie di Monaco che si occupa di diffondere le arti e la cultura circensi, e che ha stilato una sorta di decalogo al riguardo (consultabile integralmente su www.circo.it) , sostiene che diversi studi scientifici hanno rilevato che in termini di benessere degli animali (salute, riproduzione, condizioni fisiche, longevità), l’ambiente circense offre più tipi di stimoli rispetto ad altre forme di custodia.

Non bisogna dimenticare infatti che il peggior nemico, per ogni tipo di animale in cattività, è la noia, e che per molti di loro altro non sono che un gioco gli esercizi ai quali vengono sottoposti sotto gli chapiteaux. Questi sono anche fra i motivi che fanno sì che gli animali dei circhi vivano mediamente più a lungo rispetto ai loro simili in ambiente selvatico.

Bisogna quindi tenere presente, nell’affrontare la questione, che l’addestramento degli animali è cambiato nel corso degli anni, si è evoluto nel tempo, si è passati dal timore alla complicità, ed oggi è basato principalmente sulla dignità dell’animale, sul rapporto con l’addestratore, sull’amore e sulla riconoscenza reciproci. Dunque, addestramenti in dolcezza, e spettacoli concentrati sulla bellezza e sull’abilità degli animali, con gli addestratori che fanno leva, in massima parte, sui loro comportamenti naturali.

In proposito, sono anni che nulla viene più lasciato al caso: l’Ente Nazionale Circhi, l’organismo che raggruppa la maggior parte dei complessi italiani, ha stilato un meticoloso “Regolamento per l’educazione e l’esibizione degli animali nei circhi” con il supporto di etologi, veterinari, esperti di benessere animale, giuristi e ammaestratori, che prescrive tutta una serie di accurate disposizioni.

Le leggi in materia, dunque, ci sono. Da quelle che consentono ai circhi con gli animali di poter lavorare, e di conseguenza non consentono a nessuno, neanche ai sindaci, di vietare le rappresentazioni con gli animali, a quelle che disciplinano le condizioni degli animali e i metodi di addestramento, la misura delle gabbie e quella degli spazi aperti durante le soste nelle città. Le regole esistono, basta applicarle.

I controlli nei circhi devono essere fatti, frequentemente e a sorpresa, da parte delle autorità competenti. E se qualche circense sgarra (ce ne sono, non sono tutti bravi…), la punizione dev’essere esemplare: sospensione dell’attività del circo, ritiro della licenza, sequestro del tendone e degli animali, con affidamento degli stessi ad altri circhi che rispettano le regole.
Chi non ama il circo con gli animali ha un’arma formidabile in suo possesso: non andarci. Ma non può certo impedire di andarci a chi la pensa diversamente. Tantomeno pretendere di cancellarlo dalla faccia della terra.

(dal quotidiano on-line “Tirreno Elba News” dell’11/7/2017)

www.tenews.it

LA PAGELLA

Festival del Circo di Montecarlo: voto 8
Principe Ranieri di Monaco: voto 8
Principessa Stéphanie di Monaco: voto 8
Federico Fellini: voto 8
Circo con gli animali: voto 9

Luglio, 2017