Alice nel paese delle lesbiche

Alice nel paese
delle lesbiche

Scalpore in Germania

Agata Fish

Alice Weidel, giovane stella nascente dell'ultradestra tedesca, esponente di punta di un partito omofobo e xenofobo, ha confessato in un comizio, durante la campagna elettorale, di essere lesbica. Sconcerto e imbarazzo per una mossa di pessimo gusto alla vigilia delle elezioni tedesche, che punta al voto di gay e lesbiche che in Germania sono moltissimi e in maggioranza votano a sinistra. Ma c'è il rischio che la spregiudicata operazione elettorale si ritorca contro la bizzosa candidata che rischia così di perdere anche i voti dei suoi elettori che disprezzano gli omosessuali.

Un manifesto della campagna dell'Arci Gay (www.noomofobia.it).

Non so a voi, ma a me Alice Weidel fa un po’ pena. No, no, pena, ho scritto bene. Pena, non tenerezza. Pena è la parola giusta. Come? Non sapete chi è Alice Weidel? Scusate, nulla di grave. Rimedio subito.

Alice Elisabeth Weidel, una tedescotta di trentotto anni occhialuta e biondiccia, non particolarmente avvenente ma nemmeno troppo repellente, è un uomo politico, pardon, una donna politica, esponente di spicco di un partito xenofobo, omofobo, antisemita e islamofobico di estrema destra che si chiama Afd, Alternative fur Deutschland, e che i sondaggi danno in grande crescita: addirittura il terzo partito della Germania, con un dodici-quattordici per cento, dietro l’unione cristiano-democratica di Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz.

Dicevo che Alice Weidel fa un po’ pena. Non perché sia lesbica –sono fatti suoi e a me non interessano per niente, come credo anche alla maggior parte dei tedeschi- quanto perché abbia dichiarato lei stessa di esserlo, e abbia deciso di fare questa sua confessione privata in pubblico, in piena campagna elettorale (coming out bisognerebbe dire, ma confessione mi basta), durante un comizio a Viernheim, nella zona industriale dell’Assia, nell’ovest del Paese, proprio alla vigilia delle elezioni tedesche che vedono il suo partito (o almeno così sembrerebbe) in grande ascesa.

Una mossa propagandistica di pessimo gusto. Fatta nel tentativo di acchiappare il voto delle lesbiche e dei gay (una seconda ragione non mi viene in mente), che in Germania, e non solo in Germania, sono tantissime/i. Ma l’ingenua Alice forse non ha fatto bene i suoi conti, come spiega su Repubblica l’ottima Tonia Mastrobuoni, a proposito della difficoltà di “conciliare l’immagine liberale e cosmopolita della lesbica dichiarata con un partito islamofobico e xenofobo”.

Difficile infatti pensare che lesbiche e gay tedeschi, tra l’altro generalmente orientati a sinistra per tradizione, decidano di votare per un partito di estrema destra solo perché una dei suoi candidati è lesbica. Così come non sarà per niente facile che la scelgano i fascistoni e i nazistoni che votano per l’Afd, e che storicamente vedono gli “Schwuchteln”, come spregiativamente chiamano gli omosessuali, come il fumo negli occhi, esseri sgradevoli non solo da evitare ma da combattere e possibilmente sopprimere come faceva il Fuhrer.

Per l’incauta Alice, il Paese delle lesbiche rischia di non diventare, come sognava, il Paese delle meraviglie. Ben le sta.

LA PAGELLA

Alice Elisabeth Weidel: voto 4

Settembre, 2017