È di nuovo Biennale

A spasso durante l’inaugurazione

La 18.ma Biennale di architettura ha finalmente aperto i battenti e, come al solito, la Serenissima città di Venezia è stata travolta da un’ondata di inaugurazioni ed eventi, tali e tanti da rivitalizzare dal torpore invernale tutto il tessuto urbano.

VENEZIA Pensata pare fra i tavolini del caffè Florian nel 1895 dalla cerchia del poeta e commediografo Riccardo Selvatico, allora sindaco di Venezia, la Biennale assunse subito la sua connotazione votata all’universalità dell’arte in eterno contrasto con i poteri politici in auge nei diversi periodi storici. Così come Selvatico era avversato dall’allora patriarca, ed in seguito prima papa e poi San Pio X, così oggi la curatrice della mostra Lesley Lokko si è vista negare il visto per tre dei suoi collaboratori ghanesi dall’ambasciata italiana a Dacca perché «non in possesso dei necessari requisiti».

Ma nel mezzo di questo perpetuo scontro politico culturale, la mostra vive e prospera nutrendosi della sua vera linfa, l’incredibile afflusso di creativi in arrivo da tutto il mondo, e l’imponente circo mediatico che ruota intorno all’avvenimento.

Venezia schiude i suoi palazzi più prestigiosi e i suoi giardini alla kermesse dove ognuno diventa protagonista. Artisti e giornalisti, addetti e spettatori diventano una cosa sola.

Dall’Evento Bulgari a Palazzo Ducale al vernissage della mostra alla Fondazione Prada, le feste più esclusive si mischiano agli eventi collaterali come quelli dell’European Cultural Center a Palazzo Mora, Palazzo Bembo e ai Giardini della Marinaressa, superando per qualità dell’offerta gli stessi padiglioni ufficiali della Biennale.

89 paesi partecipanti, l’onnipresente neo ministro Gennaro Sangiuliano a fianco di un raggiante sindaco Brugnaro immortalati all’apertura del padiglione Venetie MML di cui pochi hanno capito titolo o significato.


Insomma The laboratory of the future come è stata intitolata questa edizione, si proponeva come il vero cambio di paradigma nei propositi degli organizzatori, alla fine però, non l’organizzazione ma i partecipanti stessi sono stati i veri protagonisti, ritrovandosi ancora una volta tutti insieme in quella festa che era stata creata per loro, per diventare l’Agora dell’Arte Moderna in principio, dell’Arte Cinematografica poi, ed in seguito dell’Architettura e della Danza.

Riccardo Selvatico non sopravvisse a lungo alla sua missione, e quando scomparve D’Annunzio scrisse su di lui: «Bisogna onorare quel cittadino. Invitando con solennità a convenire in Venezia maestri d’ogni paese perché recassero innanzi a questo eterno focolare una qualche testimonianza dei loro sogni e dei loro sforzi nuovi».

Questo è rimasto probabilmente il vero spirito della Biennale. In barba a tutte le speculazioni politiche il rigoglio dell’arte e delle idee ha avuto ancora una volta il sopravvento su premi pilotati o menzioni speciali attribuite a padiglioni chiusi.

Triste passare davanti allo sprangato padiglione russo o a quello spoglio e desertico del Brasile vincitore di quest’anno, ma oramai la Biennale è ripartita. Chiudono tutti i rinfreschi delle mille inaugurazioni e i percorsi cominciano a popolarsi dei visitatori paganti, ai quali resta solo l’eco della festa che fu.

DI NUOVO BIENNALE