L'ultima mula degli alpini in dono a Papa Francesco

L'ultima mula degli alpini
in dono a Papa Francesco

In esclusiva la lettera al Pontefice

Rinaldo Muscolino

Il singolare regalo di un imprenditore italiano da molti anni trapiantato in Spagna. Rinaldo Muscolino, come racconta a papa Bergoglio, aveva acquistato due mule dagli alpini, tra cui Lena (34 anni) che ora vuole donare al pontefice, a un'asta che l'esercito italiano fece a Belluno nel 1993. Successivamente acquistò altri 48 muli dall'esercito spagnolo, e da quel momento dedicò a questi animali tutta la sua vita.

Rinaldo Muscolino con la mula Lena.
Rinaldo Muscolino con la mula Lena.
I muli di Muscolino.
I muli di Muscolino.
I muli di Muscolino.

ROSES (Girona, Spagna) – (r.b.) Una mula, l’ultima mula degli alpini, in dono a Papa Francesco. È l’insolito regalo che un imprenditore italiano da molti anni trapiantato in Spagna, Rinaldo Muscolino, vuole fare al Pontefice. I motivi li spiega lui stesso, in questa lettera che ha scritto e indirizzato al Santo Padre, e che Il Ridotto pubblica qui sotto, integralmente e in esclusiva.

La mula si chiama Lena, ha trentaquattro anni, che potrebbero corrispondere ai centodue di una persona, gode di ottima salute, ed è l’ultima dei ventiquattro muli dell’esercito italiano che il 7 settembre 1993, dopo molti anni di onorato servizio presso la Brigata Cadore, vennero messi all’asta presso la caserma D’Angelo di Belluno, dal momento i militari sostenevano che non servivano più. Quel giorno, al grido di «vergognatevi!», come si può leggere negli articoli di Repubblica (www.secondo66.it), trecento vecchi alpini ingaggiarono una dura battaglia per strapparli ai macellai presenti che volevano farne salumi. Riuscirono a salvarne ventuno. Tra gli acquirenti, c’era Rinaldo Muscolino – «l’importante è che non diventino rotundas mortadelas» – voleva acquistarli tutti, ma riuscì a comperarne solo due: una, appunto, era Lena. Poi Rinaldo acquistò altri quarantotto muli di cui voleva disfarsi l’esercito spagnolo, diede vita a un parco naturale a Cap de Creus, in Costa Brava, e la sua vita cambiò. Questa la lettera che ha scritto al Papa.

«Mi rivolgo a Francesco, nostro ontefice. Nostro padre e luce di speranza in questo momento tanto difficile e doloroso per il nostro pianeta. Mi rivolgo a Francesco per offrirgli un dono speciale e insolito: una mula di nome Lena, l’ultima mula degli alpini italiani.

«Qual è il motivo di questo dono, e perché è così significativo? La storia è molto lunga, ma forse merita un minimo di attenzione. Più di venti anni fa l’esercito italiano decise di disfarsi dei muli degli alpini perché ormai superati dalla tecnologia, passati di moda, per così dire,come le persone anziane che sono considerate inutili in questa società che vive di apparenze.

«Il mulo è da sempre stato il più umile servitore dell’uomo, silenzioso e instancabile lavoratore in tempo di guerra e in tempo di pace. Già da diversi anni mi ero trasferito in Spagna con la mia famiglia, quando appresi da un giornale italiano che a Belluno si sarebbe tenuta un’asta per vendere gli ultimi ventiquattro muli degli alpini, e che il loro destino appariva molto incerto. Decisi allora di acquistarli e di portarli in Spagna per far trascorrere i loro ultimi anni in mezzo alla natura, a godere di un meritato riposo.

«Sentivo che era mio dovere dar loro la possibilità di una vita migliore, tanto più che c’era la possibilità che finissero al macello, destinati a diventare cibo per cani. Riuscii ad acquistare, all’asta, unicamente due mule, Iace e Lena, dal momento che molte altre persone si erano come me mobilitate per salvarli. E così le due mule giunsero in Spagna, in Catalogna… ma ancora ignoravo che quello era solo l’inizio di una grande avventura, che sarebbe diventata la missione della mia vita.

«Poco dopo mi giunse la notizia che l’esercito spagnolo aveva deciso di dismettere gli ultimi 48 muli che ancora stavano nella caserma di San Clement nell’Alt Emporda. Mi sembrò un segno del destino e animato da un forte entusiasmo dopo numerose peripezie riuscii a convincere il Ministero della difesa spagnolo a cedermi i muli, garantendo che avrei provveduto al loro sostentamento.

«È superfluo dire che quasi tutti i miei familiari cercarono di farmi desistere da quel proposito che loro consideravano una follia, ma ormai niente poteva fermarmi. Fino a quel momento mi ero dedicato al mercato immobiliare e col mio lavoro avevo conquistato una discreta posizione economica, e da quel momento tutte le mie energie e tutte le mie sostanze sono state impegnate per quei cinquanta muli, che nessuno voleva, bisognosi di protezione, di cure, ma soprattutto di amore.

«E così acquistai una proprietà nella Catalogna francese dove loro potessero pascolare, correre, riposare. Ho vissuto solo per loro, accudendoli personalmente giorno dopo giorno, e vendendo a poco a poco tutte le mie proprietà per far fronte al loro mantenimento e a tutte le cure mediche necessarie. Questo impegno costante mi ha dato forza e non mi sono concesso il tempo per ammalarmi o per cadere in depressione perché nessun altro avrebbe potuto occuparsi di loro.

«Vederli pascolare nei prati erbosi, correre veloci nel vento, rotolarsi nella terra… tutto questo spettacolo mi riempiva il cuore e mi confermava che avevo preso la decisione giusta. Con il passare degli anni li ho assistiti, fino al momento della morte, e anno dopo anno ho dovuto dolorosamente separarmi da quelli che se ne andavano, ma questo fa parte del ciclo della vita.

«Iace, mula italiana è morta, insieme ad altri fratelli spagnoli… Cebollera, Farpa, Darina… Fanfarron… e a poco a poco la famiglia è diventata sempre più piccola. E ora ne restano trenta e con loro Lena, l’ultima mula italiana degli Alpini che io voglio donare a papa Francesco, perché come san Francesco ha attenzione per tutte le creature senza nessuna distinzione.

«Si tratta di un dono simbolico, che se viene accolto potrà dare un po’ di luce a questa storia dove non si parla di fatti grandiosi, o di personaggi famosi, ma di poveri muli, di umili animali che come tutti gi esseri del Creato hanno diritto a vivere una vita di pace e di serenità in un mondo che sappia riscoprire la mulattiera, giusto e impervio cammino che conduce alla pacifica convivenza di tutte le creature senza nessuna distinzione o discriminazione.

«Ritengo che questo obbiettivo di sobrietà e di solidarietà, rappresentato dalla mula Lena e dai suoi compagni di ventura, possa essere pienamente condiviso e sostenuto da tutti coloro che vorranno fare proprio e divulgare questo messaggio di fratellanza universale».

Rinaldo
Cittadino del mondo

Octobre, 2014