Caro turista, A che ora chiude Venezia?

Caro turista,
A che ora
chiude Venezia?

Due libri illuminanti sul presente editi dalla Corte del Fontego

In una sola recensione vi beccate ben due agili libretti molto interessanti: una breve guida alla disneylandizzazione della città di Enrico Tantucci dal titolo verissimo A che ora chiude Venezia, e una lettera di Paolo Lanapoppi che s'intitola e comincia appunto con Caro Turista.

Lanapoppi Caro Turista - Tantucci A Che Ora Chiude Venezia

l.c. — Se siete veneziani, vi consigliamo caldamente la lettura per approfondire alcuni tratti della nostra vita per niente serenissima che sfuggono nel tran tran quotidiano. Se non siete veneziani ve li consigliamo ancora di più, perché così capite tante cose e magari ci aiutate, anche. Visto che sembra ormai difficile che ci aiutiamo da soli.

I ponti; le calli; i vaporetti; i traghetti; l'andatura; le indicazioni stradali; Piazza San Marco; le maxipubblicità; i negozi; il Carnevale; il tessuto immobiliare; l'offerta culturale; lo spazio scenico; la forma urbis; il taglieggio; conclusioni. Non è la tragicomica poesia patafisica di un cronoviaggiatore ermetico, ma l'elenco dei brevi eppure esaurienti capitoli che compongono il succinto saggio di Enrico Tantucci pubblicato nel dicembre del 2011 dall'editrice Corte del Fontego.

Sedici punti per un impietoso ritratto di una città che non è più città e di cittadini che non sono più cittadini e di turisti che non sono turisti, scritto con la consueta profondità e pacatezza che contraddistinguono la penna del redattore della Nuova Venezia e che sono in perfetta sintonia con la quieta ma implacabile crudezza con cui la casa editrice di Marina Zanazzo pubblica la sua collana Occhi aperti su Venezia.

Un ritratto psicologico senza appello. Soprattutto nella spietata constatazione dell'irrisolvibilità del presente: «...gli stessi veneziani sono ormai consapevoli che è inutile, e che chi li governa non ha più la forza né la volontà per modificare la situazione». Tranne alcuni, aggiungiamo noi, che sembra lo abbiano l'intenzione ferma di peggiorare le cose.

Dato, lo ripetiamo fino allo sfinimento, che i libri della Corte del Fontego costano tre euro e si leggono in decine di minuti ma danno da pensare per molti giorni, citeremo una sola frase (e senza dirvi come va a finire, come nelle recensioni dei gialli): «Quando visitiamo un parco tematico, che sia Disneyland o Mirabilandia, siamo mentalmente preparati a entrare in un luogo “costruito” per farci spendere la più grande quantità di soldi possibile nel più breve tempo disponibile, e ci regoliamo di conseguenza. Il turista che arriva a Venezia...».

Volete fare una passeggiata veneziana di quelle che io (l'autore di queste recensioni) chiamo geriatrica ma che vi darà più brividi di un horror di quelli hard? Sì? E allora accompagnate Paolo Lanapoppi nel suo giro quotidiano «per obbligo medico o se vogliamo per consiglio cardiologico: quaranta minuti di buon passo, almeno una volta al giorno» dall'Arsenale fino in fondo a Sant'Elena e ritorno, e poi magari anche alle Zattere, via.

Paolo Lanapoppi, conosciutissimo in città per la sua forza polemica, presidente onorario dell'associazione contro il moto ondoso in laguna Pax in Aqua (e vicepresidente di Italia Nostra Venezia, già insegnante di letteratura italiana in Usa e scrittore) nella sua passeggiata vi mostrerà come funziona, e perché funziona così, la macchina del turismo veneziano. Cifre alla mano: prezzi, durate, teste; ma non solo: anche previsioni passate, stime future, approssimazioni presenti.

L'autore abbandona qui i toni accesi che spesso lo accompagnano nelle polemiche cittadine e, in linea con lo stile della collana, non concede nulla alla passione ma tutto alla logica tremenda dei dati. Che ovviamente è inutile riportare qui. Però è doveroso conoscere, visto che sono molto peggio di quello che si può immaginare. Taceremo i nomi degli attori principali della comica tragedia in atto, incontrovertibilmente e inoppugnabilmente citati dall'autore, così vi comprate anche questo opuscolo per sapere «chi è l'assassino».

Al contrario di Tantucci, che è cronista acuto del presente, Lanapoppi, che è politico in senso aristotelico — con delle idee pubbliche, sue, per il bene comune dei cittadini — suggerisce delle indicazioni su una possibile via d'uscita: «occorre solo una cosa: rinunciare all'idea di sviluppo fondata esclusivamente sui flussi turistici». Come fare però, lo scoprirete solo leggendo!
Buona lettura. ★

Avril, 2012

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