Benettown la città mecenatizzata

Benettown
la città mecenatizzata

Venticinque anni di mecenatismo perverso

Pubblicato dalla casa editrice veneziana Corte del Fonte nella collana Occhi aperti su Venezia «Benettown» di Paola Somma fa parte dei «libretti rossi» dedicati ai due grandi problemi della città: lo sfruttamento finanziario delle risorse fisiche, e lo sfruttamento turistico delle risorse culturali.

Paola Somma «Benettown» Corte del Fongo Editore

l.c. — Sgombriamo immediatamente il campo da un possibile equivoco. Non abbiamo nessuna intenzione di indignarci. Ce ne mancano la tempra, la forza, l'inclinazione e la voglia. Di questi tempi è estremamente raro trovare dei tipi come noi.

Sarà per questo che la lettura di «Benettown» di Paola Somma, agile libretto che si colloca in perfetto equilibrio tra cronaca e storia, saggio e inchiesta, ha soddisfatto le nostre morbide e flemmatiche complessioni.

In trentasei pagine curate benissimo, l'autrice, prima professore associato di urbanistica, ora ricercatrice, con particolare attenzione ai rapporti tra città e democrazia, descrive impietosamente il rapporto tra politica cittadina e nuova imprenditoria a Venezia negli ultimi venticinque anni.

L'incipit è folgorante e per questo ve lo ricopiamo: «Un quarto di secolo è trascorso dalla candidatura di Venezia a sede dell'Expo2000 a quella per ospitare le Olimpiadi del 2020. In tutti e due i casi, alla testa dei promotori c'era un gruppo di imprenditori, investitori finanziari ed esponenti politici nazionali e locali. Entrambe le proposte non hanno avuto successo, ma questa sconfitta è solo apparente».

Da qui in poi la lettura scorre veloce nella ricostruzione del curioso viluppo di interessi coincidenti ma non sovrapponibili tra il mero profitto dichiarato del gruppo Benetton nella parte del mecenate, che in effetti agisce in modo ben diverso dalla sua colorata e fantasiosa trasgressiva immagine pubblicitaria di baci borderline quando si tratta di acquisire immobili e spazi veneziani, e l'idealistico e, diremo benignamente: utopistico, svecchiamento della politica cittadina, economica e sociale, inteso e perseguito dal sindaco Massimo Cacciari nelle vesti del manager.

Vi anticipiamo che questa strana rappresentazione pubblica, ben descritta nell'opera, è andata a finire molto male, ma lo sapete già anche voi. Scrive Paola Somma: «Dopo la lunga e fruttuosa collaborazione con i privati, ai quali sono stati alienati palazzi e servizi pubblici, la città è piena di debiti direttamente o indirettamente derivanti da tale collaborazione». Ciàpa.

Deve essere costato parecchio, all'autore, trattenersi dall'invettiva, dal sarcasmo e dall'indignazione così tanto di moda ovunque. Ovvio che un conto è scrivere di storia, con protagonisti e testimoni preferibilmente morti e sepolti da almeno un secolo e fonti disseccate di antiche carte; un altro ben diverso conto è tratteggiare l'evoluzione delle vicende umane di persone ancora vive e attive, ben chiare nella memoria a breve termine dei viventi, basandosi per forza di cose sulla labile umbratile e bisbetica lettura delle cronache di giornale. Il lavoro però è riuscito benissimo e il libro informa dettagliatamente su questi anni ubriachi di nuova politica e nuova imprenditoria (che nei risultati sono peggiori delle vecchie).

Spassosissimo seppur tragico il capitolo terzo: «Privatizzare Venezia. La mission dell'amministrazione comunale» in cui si ricostruiscono le goldoniane figure degli «imprenditori» così come descritte con involontaria scompisciante comicità dagli autori di un volumetto propagandistico edito dall'Associazione Venezia 2000 (nata dalla ceneri del Consorzio Venezia Expo). Paola Somma ne riporta senza un brivido la delirante terminologia, impastata di pubblicità e regime, che non vi riportiamo per non privarvi del gusto della sorpresa.

Paola Somma «Benettown»
Corte del Fontego Editore
isbn 9788895124155
pagine 36 euro 3,00

Janvier, 2012

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